Nei lampadari si usano principalmente due tipi di vetro, con proprietà molto diverse.
Vetro soda-lime (vetro float): il vetro comune, prodotto con silice, soda e calce. Trasparenza buona, costo basso. Resistenza termica limitata: inizia a subire stress termico oltre 70-80°C. Con i LED moderni (che producono poco calore) è accettabile per uso interno. Coefficiente di espansione termica: circa 9×10⁻⁶/°C.
Vetro borosilicato: si aggiunge ossido di boro alla composizione, riducendo il coefficiente di espansione termica a 3.3×10⁻⁶/°C — circa un terzo del soda-lime. Questo significa che resiste a sbalzi termici estremi senza creparsi (fino a 200-300°C di differenza). È il vetro usato nei laboratori chimici, negli utensili da cucina Pyrex, e nei lampadari di qualità. La trasparenza ottica è superiore.
Come riconoscerlo: il borosilicato pesa leggermente di meno a parità di volume e ha un tono leggermente più freddo (meno verde) rispetto al soda-lime. La marcatura sulla confezione deve riportare esplicitamente "vetro borosilicato" o "borosilicate glass".
Per i lampadari: con i LED la differenza termica è meno critica che con le alogene. Ma il borosilicato rimane superiore per trasparenza ottica, resistenza agli urti e durata nel tempo. Nei lampadari di design e nei diffusori dove la qualità ottica conta, è il materiale giusto.
I lampadari moderni di qualità dichiarano esplicitamente il tipo di vetro nel diffusore — è uno degli indicatori di costruzione seria.
